Né comunisti, né borghesi

Tornare al futuro come Orwell si considera un’outsider.


Obiettivo dell’associazione: Stimolare la crescita socio-culturale.

(Da Venerdì di Repubblica di Roberto Bertinetti)

Per i servizi segreti britannici, che lo spiarono a lungo, era «un comunista bohémien», mentre per i leader ufficiali della sinistra inglese era «un nemico pericoloso e subdolo». In realtà George Orwell, afferma Philip Bound in Orwell and Marxism, un saggio appena apparso a Londra e dedicato alle scelte politiche dell’autore di La Fattoria degli animali e 1984 (scritti rispettivamente nel 1945 e nel 1948), fu un «socialista senza partito» che si batté in solitudine contro le ingiustizie sociali del suo tempo. A giudizio dello studioso, Orwell disprezzava in egual misura gli stalinisti (di cui avrebbe offerto un ritratto al vetriolo attraverso i due maiali, Napoleone e Palla di Neve, che guidano la rivolta nella Fattoria degli Animali) e i borghesi difensori dello stile di vita occidentale, definiti «snob insopportabili che ignorano le esigenze del popolo».
Che non amasse schierarsi a difesa di idee precostituite poi gli articoli pubblicati tra il 1943 e il 1947 sul settimanale Tribune, di cui fu per un periodo redattore letterario, nella rubrica As I Please (Come vi pare) e raccolti in un volume a cura di Paul Anderson (Orwell in “Tribune”) che lo vedono spesso lodare autori invisi a sinistra (Rudyard Kipling, in particolare, ma anche Céline) oppure farsi portavoce di un nazionalismo ritenuto utile per rafforzare il sentimento patriottico in tempo di guerra. Anderson sottolinea che il narratore «si rivolgeva a un pubblico di sinistra, ma si rifiutava di predicare». Piuttosto, aggiunge Anderson,«divenne un esperto nell’arte di far riflettere i lettori con una maieutica di chiara matrice socratica, per impedire loro di farsi catturare dagli slogan usati dai politici».

Parte da questa riflessione il percorso che vedrà impegnata l’Associazione Tornare al Futuro nelle proprie attività.
L’associazione si riconosce nell’atteggiamento Orwelliano tracciato nel saggio di Philip Bound, sintetizzato nell’articolo di Roberto Bertinetti. Tornare al Futuro concorda anche nella scelta del metodo espressivo utilizzato da Orwell, la maieutica socratica. Metodo attraverso il quale il filosofo di Atene intendeva “tirar fuori” all’allievo pensieri assolutamente personali, al contrario di quanti volevano imporre le proprie vedute agli altri con la retorica e l’arte della persuasione. Questa metodologia si ispira al lavoro della levatrice e si pone in stretta relazione con il concetto di crescita. Ponendo domande e rendendo il discepolo partecipe delle proprie, la maieutica socratica è non tanto l’arte di insegnare quanto quella di aiutare.

Aiutare a capire e crescere attraverso la propria testa

Questa la missione ideale, che sarà applicata agli eventi e le iniziative che metteremo in campo.

In un momento in cui poco sta funzionando, in cui l’informazione non svolge in modo adeguato il proprio compito e la politica non riesce a dare risposte ai problemi dei cittadini, pensiamo che al di la dei vecchi schemi, al di la del binomio destra e sinistra,  sia importante stimolare le persone fornendo punti di vista e spunti in grado di far pensare, nella speranza di poter contribuire alla costruzione di una moderna e responsabile coscienza civile volta alla salvaguardia del necessario, quanto sempre più disatteso, bene comune.

 


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